Una cosa l’ho capita. Amano la terra in tutte le sue espressioni, oserei dire in tutti i suoi frutti. Peperoni, cavolfiori, arance e addirittura il fagiolo di Venezia. E i suoi composti, tutti rigorosamente naturali, dal vino al miele. E poi amano la rete e tutti noi che la navighiamo, la consultiamo, la viviamo quotidianamente. Perchè in fondo il loro lavoro è certamente ancorato alla terra, ma si lega di fatto alle nuove tecnologie e alle community che popolano la rete e con le quali intessono vere e proprie conversazioni (oltre che vendere prodotti).

Eccoli allora i nuovi “contadini digitali”, termine che oso scrivere ma mettendolo necessariamente tra virgolette. Sono una nuova generazione di artigiani della terra e della rete. Li ho conosciuti grazie alla community dei lavoratori wwworkers, e molti di loro arriveranno a Bologna da ogni parte d’Italia mercoledì 8 e giovedì 9 maggio per partecipare al Wwworkers Camp, raccontando la loro storia.

“Per mangiare non dipendere dal cielo, ma dal carico che portano le tue mani”. Questo antichissimo adagio cinese racconta al meglio la filosofia di questi lavoratori digitali che hanno il “green factor” nelle vene: quasi tutti hanno mollato il vecchio e stressante lavoro fatto di cartellini da timbrare per abbracciare quello durissimo del coltivare la terra e vendere i suoi frutti. Il bio è la loro religione, ma è un credo che professano insieme a migliaia di utenti consumatori finali, raggiunti con molta più facilità oggi grazie a Internet.

Queste le mie emozioni a caldo. Poi ci sono i numeri, che sono tutt’altro che trascurabili. Secondo i dati Istat in Italia le imprese agricole informatizzate sono poco più di 60mila, ovvero solo il 3.8% delle realtà censite, ma il doppio di dieci anni fa. Boom dei siti, ma sono stati compiuti passi in avanti anche nella gestione aziendale digitalizzata e nella vendita dei prodotti. Il primato della produzione biologica va al Mezzogiorno, dove si trova il 63% delle aziende impegnato in questo tipo di attività, ma anche la forte presenza di imprenditrici, con un dato che si attesta al 30%. Certo, i numeri sono ancora in chiaroscuro: troppo poche le aziende che usano la rete e i programmi informatici per la gestione delle coltivazioni o degli allevamenti. Siamo lontani da quanto accade Oltralpe. Secondo una ricerca realizzata dal Ministero dell’agricoltura francese, in Francia già nel 2005 ben 105mila aziende agricole su 346mila (ossia il 30%) erano connesse ad Internet per uso professionale, con le imprese cerealicole e viticole maggiori utilizzatrici della rete (rispettivamente il 38% e il 35%).

Comunque indipendentemente dai numeri restano le straordinarie storie dei contadini digitali “made in Italy”. Ve ne propongo 7 tra le tante che ci sono in Italia. Ogni storia è anticipata da un scheda identificativa e poi c’è una mia piccola e personale descrizione. Impegno, amore per la terra, dialogo costante con la community di consumatori finali, una filiera che si accorcia grazie alle nuove tecnologie e che trova una nuova primavera. Già, la primavera. Quando li ho contattati per intervistarli non l’hanno nascosto. Sono lì tutti in attesa che arrivi. Perchè porterà i suo frutti. E allora, come cantava Jovanotti, “tu che fai, golosamente aspetti…”
Tratto da www.chefuturo.it