I dati Onu sul digital divide nel primo settore italiano: connessi soltanto il 17 per cento degli abitanti. A Fieragricola Post il commento di Stefano Lamberti (presidente di Anga Lombardia) e Cristoforo Morandini (Between – Osservatorio banda larga).
“Senza internet le imprese agricole italiane non possono competere”
“Google investirà in Italia, ma serve la banda larga”. Lo ha detto nei giorni scorsi Eric Schmidt, presidente esecutivo di Big G. Lo ha ribadito l’ultimo rapporto della Commissione Onu: le aree rurali del nostro Paese sono raggiunte ancora in minima parte dalla rete. Una condizione che penalizza le aziende agricole italiane, che senza internet non riescono a competere efficacemente in un mercato dove l’e-commerce e la comunicazione digitale sono ormai una realtà consolidata.

La diffusione della banda larga in agricoltura è un’esigenza sempre più pressante in Europa. Recentemente, la Germania ha ricevuto dalla Banca europea degli investimenti un finanziamento di 80 milioni di euro per lo sviluppo di questi servizi nelle aree rurali ancora non raggiunte dalla rete. Anche la Francia è al lavoro su un maxi piano di finanziamento per portare la banda larga nelle campagne.

“La banda larga è fondamentale per stare al passo con le tecnologie che vengono usate nel nostro settore – commenta a Fieragricola Post Stefano Lamberti, presidente di Anga Lombardia -. Nel nostro settore si utilizzano sempre più spesso tecniche all’avanguardia che, tuttavia, non possono essere sfruttate al meglio in mancanza di una connessione”.
La questione non riguarda esclusivamente l’uso degli strumenti di lavoro. Internet è infatti fondamentale per informarsi e comunicare, sia verso i consumatori che verso i fornitori. Senza contare l’importanza della rete per la gestione dei rapporti con le pubbliche amministrazioni. “È uno strumento decisivo per le imprese che fanno export – sottolinea Lamberti -, addirittura cruciale per le imprese che puntano sull’e-commerce, un mercato in cui far conoscere al pubblico i propri prodotti è determinante”.

Per cercare di ovviare al problema del digital divide agricolo, Confagricoltura ha stipulato nei mesi scorsi una convenzione con il provider Open Sky per fornire la banda larga via satellite alle aziende agricole. I Giovani di Confagricoltura sono inoltre al lavoro per sensibilizzare le istituzioni, con incontri e tavole rotonde sulla questione della banda larga in agricoltura. “Abbiamo già sottoposto le nostre esigenze alle amministrazioni locali e regionali – racconta il presidente dei Giovani di Confagricoltura Lombardia -. La questione non va sottovalutata: bisogna mettere le imprese nella condizione di poter competere efficacemente su un mercato in continua espansione, soprattutto dal punto di vista tecnologico”.

Il problema del digital divide in agricoltura nel nostro Paese dipende da un ritardo di natura infrastrutturale. Oggi, secondo gli ultimi dati della Cia, le imprese informatizzate del settore primario sono 61mila, circa il 3,8 per cento del totale. Il gap territoriale, tuttavia, è sempre più marcato, con livelli massimi di diffusione di aziende raggiunte da internet nel Nord-Ovest (10,9 per cento) e nel Nord-Est (8,1 per cento), mentre i valori minimi sono nelle Isole (2 per cento) e nel Sud (1,3 per cento).

“Gli impianti vengono realizzati dove i provider hanno più interesse, cioè nelle aree ad alta densità abitativa e di impresa. Investire nelle aree rurali, per gli operatori telefonici è quindi meno conveniente – conferma a Fieragricola Post Cristoforo Morandini , direttore di Between, l’Osservatorio Banda Larga -. In alcune zone del Paese, però, il problema è quasi risolto. Nella provincia di Trento, ad esempio, si è arrivati a una copertura vicina al 100 per cento, comprese le aree rurali. Nel prossimo anno ci dovrebbero essere altri interventi, come quello della Toscana, per ridurre il digital divide”.

Mentre in Italia si discute di banda larga in agricoltura e agenda digitale, tuttavia, il mondo di internet continua la sua rapida evoluzione. Mentre ci si attrezza per portare la connessione nelle aree rurali, infatti, in quelle urbane si sta già passando dalla banda larga a quella ultralarga. Il rischio, per le imprese agricole è quindi di restare perennemente indietro. “È una prospettiva possibile, purtroppo – ha concluso Morandini -. Il gap potrebbe aumentare, visto che le nuove reti comportano costi di installazione molto alti. Se ci sono voluti dieci anni per portare la connessione in campagna, per lo step successivo potrebbero volercene molti di più”.

Fonte: Osservatorio Fieragricola